Gli imperi non appartengono al passato. Oggi, anche se in modo molto diverso, Stati Uniti, Cina e Russia hanno istinti imperiali. Di tipo territoriale o di tipo economico. Ma le nuove ambizioni imperiali sono in gran parte destinate a fallire. Il risultato è l'età della prepotenza. Definizione che gli autori utilizzano in due sensi: un'età in cui i rapporti di forza prevalgono sulle regole internazionali e in cui le leve di influenza economica sono utilizzate come armi; ma al tempo stesso un'età in cui non esiste più una potenza realmente egemone. Siamo così in una condizione di pre-potenza. E in un sistema internazionale senza centro, con un equilibrio di potere instabile. Stiamo assistendo alla fine della Pax americana ma non alla nascita di una Pax sinica o a un nuovo concerto delle potenze. Sta accadendo qualcosa di diverso: è l'idea stessa di ordine internazionale che viene messa in discussione, in un contesto di multipolarismo caotico e conflittuale, in cui paesi «di mezzo», dall'India alla Turchia, si muovono con una libertà inedita. Prevale il «non ordine»: l'assenza di qualunque ipotesi condivisa di riassetto del sistema globale. Nell'età della prepotenza, la geografia del potere passa attraverso il controllo delle catene del valore e degli snodi strategici. Materiali critici, reti digitali, infrastrutture, tecnologie diventano strumenti di coercizione.
L'età della prepotenza. Perché i nuovi imperi sono destinati a fallire
Autore: Edoardo Campanella, Marta Dassù
Editore: Mondadori
Isbn: 9788804808008
Edizione: 2026
Numero pagine: 276
